Leggende metropolitane

Il Bigfoot

di Oliver Melis per Aenigma

Il Bigfoot per molti non è solo una bufala ma appartiene alla cultura popolare, infatti in Nord America, il 20% della popolazione crede che il mostruoso “piedone” esista realmente.

Se volete approfondire l’argomento, Lo scettico Daniel Loxton e il paleontologo Donald R. Prothero lo hanno spiegato nel loro libro su come è nato e si è sviluppato il mito dell’abominevole uomo delle nevi.

Il Sasquatch

I nativi americani sono tra i popoli che si tramandano per via orale racconti di grandi esseri bipedi che vivono nelle foreste e chi crede all’esistenza di Bigfoot tira sempre in ballo questi racconti e di quanto le antiche culture indiane sapessero in proposito, ma si tratta pur sempre di racconti, nessuna prova fisica è stata mai portata da nessuno e queste storie sono pura e semplice mitologia.

In Canada il Bigfoot viene chiamato Sasquatch, termine introdotto dall’insegnante americano John W. Burns intorno al 1920. Burns era anche un agente indiano e lavorata con la riserva dei Chehalis a Harrison Hot Springs, nella Columbia Britannica. I nativi di questa riserva raccontarono a Burns delle storie fantastiche, non si sa se per prenderlo in giro ma dai racconti le descrizioni delle creature sono totalmente diverse da quelle che la Tv e i libri ci hanno descritto: i Sasquatch non erano mostruosi scimmioni dall’andatura eretta ma uomini come noi, erano molto alti, indossavano indumenti, parlavano e portavano i capelli lunghi fino alla vita.

Nel 1957 per il centenario della Columbia Britannica, Harrison Hot Springs propose al comitato per le celebrazioni di organizzare una caccia allo Sasquatch, ma la proposta venne bocciata. La stampa parlò di questo fatto e la pubblicità fu tanta che il comitato rivide la proposta mettendo anche una taglia sulla cattura del mostro vivo. William Roe raccontò alla stampa di un incontro avvenuto due anni prima, parlando di una creatura di sesso femminile con le braccia lunghe fino alle ginocchia, ricoperta di peli scuri.

Il presunto animale incontrato da Roe non assomiglia al Sasquatch descritto negli anni 20, ma grazie al tam tam mediatico fu questa testimonianza a fissare nell’immaginario collettivo la figura del Bigfoot. Una storia simile l’abbiamo già vista a proposito del mostro di Loch Ness, trasformato in una creatura preistorica grazie all’uscita del film King Kong (1933).

Con Roe, il Sasquatch si è trasformato in un primate misterioso, un primate che l’uomo bianco poteva vedere. Di William Roe non si è saputo più nulla e nessuno, né credente, né scettico, ha mai potuto interrogare l’uomo che ha visto il bigfoot come noi lo conosciamo. Per lanciare il mito sulla scena mondiale, il Sasquatch doveva però uscire dal Canada e arrivare negli Stati Uniti, e così è stato.

Dal 1958 iniziano le segnalazioni del Sasquatch, ribatezzato in USA bigfoot, vengono rinvenute delle orme nella regione di Bluff creek ma si scopri essere dei falsi creati ad arte da un certo Ray Wallace, alla sua morte la famiglia ha mostrato degli stampi in legno utilizzati per confezionare la bufala, una delle tante che sono state create. Il Bigfoot è stato segnalato ancora, altre tracce e altre descrizioni sono state fatte, anche recentemente si è parlato addirittura di Dna, una traccia genetica dell’essere, un mostruoso gigante peloso che a parte qualche traccia vaga, non lascia dietro di sè nulla, un animale insolito che se esistesse veramente avrebbe dovuto lasciarci per lo meno dei reperti, delle ossa ad esempio, ma nulla è mai stato trovato, o meglio, le poche cose recuperate da qualche buontempone si sono rivelate essere pura mistificazione. Anche il Dna come le orme e presumibilmente per i tanti avvistamenti è solo una fregatura.

Oliver Melis

Oliver Melis è owner su facebook delle pagine NWO Italia, Perle complottare e le scie chimiche sono una cazzata

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